Glee torna su Disney+: nostalgia o rischio revival?

Glee torna su Disney+: il coraggio (o l’incoscienza) di riaprire un capitolo chiuso

È ufficiale: Disney+ ha ordinato il reboot di Glee, la serie musical che tra il 2009 e il 2015 ha tenuto incollati agli schermi milioni di spettatori in tutto il mondo, trasformando un gruppo di liceali stonati di Lima, Ohio, in un fenomeno culturale globale. La notizia ha scatenato, prevedibilmente, due reazioni opposte e ugualmente rumorose: l’entusiasmo viscerale dei fan storici e lo scetticismo — spesso ben motivato — di chi ricorda quanto sia difficile riaccendere una fiamma senza bruciarsi.

Partiamo da un dato di fatto: Glee non era una serie normale. Era un oggetto televisivo ibrido, caotico, spesso contraddittorio, capace di passare in un singolo episodio dalla commedia più slapstick al melodramma più straziante. Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan avevano costruito qualcosa di genuinamente anarchico, dove le regole della narrazione venivano piegate — e spesso spezzate — in nome di un numero musicale particolarmente ispirato. Era difettosa, a tratti imbarazzante, ma aveva un’energia che poche serie riescono a replicare.

Il problema con i reboot, soprattutto quelli che riguardano serie così legate a un momento storico preciso, è che rischiano di essere operazioni di pura nostalgia senza sostanza propria. Glee era figlia di un’epoca specifica: l’America di Obama, l’esplosione di YouTube, un dibattito sull’identità LGBTQ+ che stava appena iniziando a entrare nel mainstream televisivo. Molte delle sue battaglie sono state vinte — almeno in parte — e questo la rende, paradossalmente, più difficile da replicare con la stessa urgenza emotiva.

C’è poi la questione, impossibile da ignorare, delle ombre che gravano sul progetto. Gli anni successivi alla fine della serie originale hanno portato alla luce storie dolorose legate ad alcuni membri del cast, culminate in tragedie che hanno segnato profondamente la percezione pubblica dello show. Qualsiasi reboot dovrà fare i conti con questo peso, e la scelta di come gestirlo — con rispetto, con onestà, senza rimozioni — sarà probabilmente il vero banco di prova creativo del progetto.

Disney+ come casa del nuovo Glee è una scelta che solleva più di una domanda. La piattaforma ha una vocazione familiare e un approccio editoriale che mal si concilia con il lato più graffiante e provocatorio che rendeva la serie originale interessante. La McKinley High di Murphy era un posto scomodo, dove il bullismo aveva conseguenze reali e la diversità veniva celebrata senza essere edulcorata. Riuscirà Disney+ a preservare quella ruvidezza, o finiremo con una versione patinata e innocua di qualcosa che funzionava proprio perché non lo era?

Per ora non sappiamo quasi nulla: né il cast, né la direzione creativa, né se ci sarà un collegamento con la serie originale. Ed è forse questo il momento più onesto per riflettere su cosa vogliamo davvero da questo revival. La nostalgia è una forza potente, ma i migliori reboot sono quelli che trovano una ragione per esistere nel presente, non solo un motivo per guardare al passato. Glee ha ancora qualcosa da dire? La risposta dipenderà interamente da chi avrà il coraggio — o l’incoscienza — di rispondere a quella domanda.

Verdetto provvisorio: un annuncio che divide, come la serie che lo ha generato. Aspettiamo i dettagli con curiosità e una sana dose di diffidenza.

Foto: Keith McDuffee from Northborough, MA, USA — Wikimedia Commons, CC BY 2.0

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