Lupin 4: Omar Sy torna su Netflix con il ladro più amato

Assane Diop è ancora in gioco: Lupin 4 e il fascino senza tempo di un ladro gentiluomo

Quando nel gennaio 2021 Lupin esplose su Netflix conquistando decine di milioni di spettatori in pochi giorni, molti storsero il naso: una serie francese con sottotitoli capace di competere con i grandi blockbuster anglofoni? Eppure accadde, e il merito fu soprattutto di Omar Sy, attore di carisma raro che trasformò Assane Diop in qualcosa di più di un semplice omaggio al personaggio letterario di Maurice Leblanc. Con la quarta stagione ora in arrivo su Netflix, è il momento giusto per chiedersi: la magia regge ancora?

La risposta breve è sì, ma con qualche riserva che vale la pena articolare. Lupin ha sempre giocato su un equilibrio delicato tra il piacere del genere — i colpi di scena, i travestimenti, i piani elaborati che si svelano a ritroso — e una dimensione più personale, quasi melodrammatica, legata al rapporto di Assane con il padre, con il figlio Raoul, con la ex moglie Claire. Questo doppio registro ha funzionato nelle prime stagioni perché Sy riusciva a tenere insieme i due piani con una naturalezza disarmante. Il rischio, arrivati alla quarta stagione, è quello dell’inflazione narrativa: ogni volta la posta deve essere più alta, il nemico più pericoloso, la perdita più dolorosa.

Ciò che distingue Lupin dalla massa delle serie crime europee è però qualcosa di più sottile: è una serie che ama il proprio protagonista senza nasconderlo. Non c’è la distanza ironica tipica del noir, non c’è l’ambiguità morale che oggi va tanto di moda. Assane Diop è un eroe, punto. E in un panorama televisivo dominato da antieroi tormentati e protagonisti moralmente grigi, questa scelta quasi anacronistica risulta, paradossalmente, rinfrescante.

Omar Sy rimane il motore assoluto dello show. La sua presenza fisica, la capacità di passare in pochi secondi dalla commedia al dramma, il modo in cui abita ogni scena con un’energia controllata: sono qualità che nessuna sceneggiatura può sostituire. La serie lo sa, e costruisce ogni episodio attorno a lui con una consapevolezza quasi artigianale.

Il vero punto debole di Lupin, stagione dopo stagione, resta la costruzione dei personaggi secondari. La polizia che insegue Assane continua a sembrare perennemente un passo indietro in modo poco credibile, e alcuni comprimari faticano a uscire dalla bidimensionalità. È un limite che la quarta stagione non sembra aver risolto del tutto, almeno a giudicare dalle premesse.

Detto questo, Lupin rimane una delle serie europee più importanti degli ultimi anni per ragioni che vanno oltre i numeri di streaming. Ha dimostrato che una produzione non anglofona può dominare il mercato globale senza snaturarsi, senza inseguire l’estetica americana, restando profondamente radicata nella cultura e nell’immaginario francese — da Parigi alle sue periferie, dalla Belle Époque al presente. Per questo, ogni nuova stagione merita attenzione: non solo come intrattenimento, ma come caso di studio su cosa può essere la serialità europea quando crede in sé stessa.

Lupin 4 è disponibile su Netflix. Per chi non ha ancora visto le stagioni precedenti, è il momento di rimediare prima di immergersi nella nuova.

Foto: Harald Krichel — Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

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