Lupin – Parte 4: il ladro più amato di Netflix prepara il suo ultimo colpo
C’è qualcosa di quasi paradossale nel successo di Lupin: una serie francese, costruita su una figura letteraria di inizio Novecento, che ha conquistato il pubblico globale di Netflix con una semplicità disarmante. Omar Sy nei panni di Assane Diop ha fatto quello che pochi personaggi televisivi riescono a fare — ha reso il furto un atto poetico, la vendetta una forma di giustizia, e Parigi uno sfondo quasi mitologico. Ora, con il trailer ufficiale della Parte 4 appena pubblicato e l’uscita fissata per ottobre 2026, è lecito chiedersi: la serie saprà ancora sorprenderci, o si limiterà a replicare una formula già collaudata?
La risposta, almeno stando alle immagini del trailer, sembra essere una via di mezzo consapevole. Assane affronta quella che viene presentata come la sua sfida più grande, e il tono sembra più cupo rispetto alle prime parti, quasi come se la serie volesse finalmente fare i conti con il peso emotivo accumulato in tre stagioni. È un segnale interessante: Lupin ha sempre oscillato tra il gioco brillante e la dramma familiare, e questa tensione è stata sia il suo punto di forza che il suo tallone d’Achille.
Ciò che ha reso la serie un fenomeno è stato, prima di tutto, Omar Sy. La sua presenza carismatica trasforma ogni scena in qualcosa di magnetico: non recita Assane, lo abita. Il personaggio porta con sé un bagaglio di ingiustizie sociali — il padre immigrato ingiustamente accusato, il figlio che cresce tra due mondi — che dà alla serie una profondità che il semplice thriller non avrebbe mai raggiunto da solo. Lupin parla di razza, classe e identità senza mai farlo in modo didascalico, e questo è un merito raro nella televisione di genere.
Detto questo, la serie non è immune da difetti strutturali. Le ultime parti hanno mostrato una certa tendenza a complicare la trama per il gusto di farlo, con colpi di scena che a volte sembrano più meccanici che genuinamente sorprendenti. Il rischio, alla Parte 4, è quello di inseguire l’effetto “wow” a scapito della coerenza narrativa. I migliori episodi di Lupin sono quelli in cui la semplicità elegante prende il sopravvento sulla complessità barocca.
Il titolo stesso — “Lupin contro un nuovo Lupin”, come suggerisce il trailer — apre scenari intriganti. L’idea di uno specchio, di un antagonista che riflette e distorce l’identità del protagonista, è narrativamente fertile. Se la scrittura sarà all’altezza della premessa, potremmo trovarci davanti alla stagione più matura della serie.
In attesa di vedere se Netflix e i creatori Georges Kay e François Uzan manterranno la promessa, Lupin – Parte 4 si candida come uno degli appuntamenti autunnali più attesi sulla piattaforma. Non perché rivoluzionerà la televisione, ma perché — quando funziona — Lupin ricorda che intrattenere con stile è un’arte che vale la pena coltivare. E Assane Diop, con il suo sorriso da ladro gentiluomo, lo sa meglio di chiunque altro.











