Trent’anni e non sentirli: il MEI torna a Faenza con l’edizione “30 e lode!”
C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che il Meeting delle Etichette Indipendenti scelga ancora una volta Faenza come sede della propria celebrazione. Una città di provincia, nel cuore della Romagna, che da tre decenni rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per chi crede che la musica italiana possa esistere — e prosperare — al di fuori dei circuiti commerciali dominanti. Dal 1 al 4 ottobre, il MEI torna con l’edizione “30 e lode!”, un titolo che è insieme un traguardo e una dichiarazione d’intenti.
Trent’anni di storia dell’indipendenza musicale italiana non sono poca cosa. Quando Giordano Sangiorgi ideò il Meeting, il panorama discografico era radicalmente diverso: le major dominavano incontrastate, internet era ancora un’utopia per pochi, e la distribuzione fisica era l’unico canale reale per far arrivare la musica al pubblico. Oggi il contesto è cambiato in modo quasi irriconoscibile, eppure il MEI ha saputo reinventarsi ogni volta, mantenendo viva la propria missione originaria: dare voce a chi produce musica fuori dai meccanismi dell’industria tradizionale.
Un crocevia tra generazioni
Quello che rende questa edizione particolarmente interessante è l’attenzione dichiarata verso le nuove generazioni. Il programma — quattro giorni di concerti, incontri, premi e appuntamenti dedicati — si configura come un vero e proprio crocevia tra chi ha costruito la scena indie italiana negli ultimi trent’anni e chi sta cercando di tracciarne i confini futuri. Non si tratta solo di nostalgia o di celebrazione autoreferenziale: il MEI ha sempre avuto la vocazione di guardare avanti, e questa edizione non fa eccezione.
La formula del crossover musicale, da sempre marchio di fabbrica del festival, riflette una visione della musica indipendente che non si lascia ingabbiare in un solo genere o in un’unica estetica. Rock, elettronica, cantautorato, sperimentazione: il MEI ha sempre accolto tutto ciò che si muoveva ai margini del mainstream, e in questo senso ha anticipato tendenze che oggi sembrano ovvie ma che trent’anni fa erano tutt’altro che scontate.
Perché Faenza, perché oggi
In un momento in cui lo streaming ha democratizzato la distribuzione ma ha anche frammentato l’attenzione del pubblico in mille rivoli, un appuntamento fisico come il MEI acquista un valore quasi controcorrente. Ritrovarsi in una città, condividere uno spazio, ascoltare musica insieme: sono gesti semplici che il digitale non riesce a replicare, e che il Meeting ha sempre saputo trasformare in qualcosa di più grande di un semplice evento.
Faenza, del resto, non è una scelta casuale. La Romagna ha una tradizione musicale radicata e una comunità di appassionati che ha sempre sostenuto la scena indipendente con una fedeltà rara. È il terreno giusto per celebrare trent’anni di resistenza creativa.
L’edizione “30 e lode!” del MEI si preannuncia come uno di quegli appuntamenti che vale la pena segnare in agenda non solo per chi lavora nell’industria musicale, ma per chiunque voglia capire dove sta andando la musica italiana che conta davvero. Perché l’indipendenza, in fondo, non è mai stata solo una questione contrattuale: è una postura, un modo di stare nel mondo. E trent’anni di MEI lo dimostrano ogni anno, puntualmente, a ottobre, a Faenza.











