CSI: il tour ‘In Viaggio’ si chiude a Catania. E ora?

Un viaggio che finisce, una domanda che resta aperta

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che il Consorzio Suonatori Indipendenti abbia scelto Catania per chiudere il cerchio. Villa Bellini, uno dei parchi storici più belli del Sud Italia, ha ospitato l’ultima tappa di In Viaggio, il tour che ha riportato in vita — o forse è più corretto dire: ha confermato che non era mai davvero morto — uno dei progetti più importanti e irregolari dell’intera storia del rock alternativo italiano.

I CSI sono una di quelle band che non si lasciano addomesticare dalle narrazioni facili. Nati dalle ceneri dei CCCP – Fedeli alla Linea, con Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni a guidare una formazione allargata e mutevole, hanno attraversato gli anni Novanta come una corrente sotterranea capace di scuotere le fondamenta: testi visionari, un suono ibrido e irriducibile, una poetica che mescolava sacro e profano, misticismo e materialismo, tradizione appenninica e avanguardia post-punk. Poi il silenzio, le strade separate, le incomprensioni ideologiche rese pubbliche. E infine, inaspettatamente, il ritorno.

Zamboni e la domanda che vale più di una risposta

Al termine del concerto di Catania, Massimo Zamboni ha affidato ai social un interrogativo secco e potente: “E ora?”. Due parole che pesano quanto un intero disco. Non è la retorica del musicista che saluta il pubblico con un arrivederci di circostanza: è la domanda genuina di un artista che si trova a fare i conti con qualcosa di più grande di quanto forse si aspettasse. Un tour che ha evidentemente lasciato il segno, non solo sul pubblico ma anche su chi quel palco lo ha abitato.

Sappiamo già che il viaggio non si fermerà del tutto: è confermato un film documentario diretto da Davide Ferrario, che raccoglierà le immagini e le atmosfere di questo percorso live. Un documento che si preannuncia prezioso, capace di restituire la dimensione di un ritorno che molti fan non avevano osato sperare.

Il significato di un ritorno nell’Italia indie di oggi

Il ritorno dei CSI va letto anche in un contesto più ampio. In un panorama musicale italiano in cui la parola “indie” si è svuotata di senso fino a diventare quasi un marchio commerciale, la presenza di una band come il Consorzio ricorda cosa significhi fare musica al di fuori di ogni logica di mercato. Non per nostalgia — quella è una trappola — ma per la capacità di porre domande scomode con gli strumenti del suono.

Il fatto che il tour sia stato accolto con entusiasmo dal pubblico, e che l’ultima data abbia avuto la forza emotiva di un congedo vero, dice molto sulla sete di sostanza che ancora esiste tra chi ascolta musica con attenzione. I CSI non offrono risposte rassicuranti, e forse è proprio per questo che continuano a essere necessari.

Cosa aspettarsi adesso

Il punto interrogativo lasciato da Zamboni è, in fondo, il miglior finale possibile per un tour chiamato In Viaggio. Un viaggio non finisce davvero quando ci si ferma: continua nell’elaborazione, nel film che verrà, nelle conversazioni che il tour ha riaperto. Se ci saranno nuove date, nuova musica o altre sorprese, non è dato saperlo. Ma la sensazione — e in certi casi la sensazione è tutto — è che il Consorzio non abbia ancora detto l’ultima parola. E questa, per chi li segue da anni, è già una notizia.

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