Il ritorno dei CSI: quando un tour è anche un atto di memoria
Ci sono band che fanno concerti e band che compiono pellegrinaggi. Il Consorzio Suonatori Indipendenti appartiene chiaramente alla seconda categoria, e il tour In viaggio lo dimostra con ogni tappa scelta, ogni palco calcato, ogni chilometro percorso. Non si tratta di una semplice reunion da sfruttare commercialmente, né di un giro di date costruito attorno alla logistica delle venue disponibili: è un progetto che ragiona per simboli, per luoghi, per risonanze storiche.
La scelta di aprire il tour a Monte Sole — lì dove i CSI avevano chiuso un cerchio nel 2001, in memoria di Giuseppe Dossetti — è già di per sé una dichiarazione d’intenti. La band guidata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni non ha mai separato la musica dal contesto in cui essa risuona, e questo ritorno sul palco non fa eccezione. Ogni data sembra pensata per interrogare un luogo, per fargli restituire qualcosa.
Alba e il fantasma di Fenoglio
La tappa di Alba porta con sé un peso specifico ulteriore. Tornare a suonare in quella città a trent’anni di distanza da uno storico concerto dedicato a Beppe Fenoglio significa misurarsi con la propria stessa storia, con ciò che si era e con ciò che si è diventati. Fenoglio è uno di quegli scrittori che i CSI hanno sempre sentito vicino per sensibilità: la sua capacità di raccontare la Resistenza senza retorica, con uno sguardo insieme epico e terrestre, rispecchia qualcosa del modo in cui la band ha sempre inteso la propria musica — radicata, scomoda, mai decorativa.
Riproporre quella connessione oggi, in un momento in cui la memoria collettiva sembra sempre più frammentata e distratta, non è un gesto nostalgico. È quasi un atto di resistenza culturale. I CSI hanno sempre saputo che la musica può essere un dispositivo per ricordare, per tenere vivo ciò che altrimenti si dissolve.
Un’eredità che non si è mai davvero fermata
Il Consorzio Suonatori Indipendenti ha rappresentato negli anni Novanta uno dei vertici dell’indie italiano, un progetto capace di mescolare post-punk, folk, spoken word e tensione politica in un modo che non aveva precedenti e che non ha avuto veri eredi diretti. Il loro scioglimento aveva lasciato un vuoto che nessuno ha mai davvero colmato. La reunion, per questo, non è solo un evento per i fan storici: è un’occasione per le generazioni più giovani di confrontarsi con una delle esperienze musicali più originali che questo paese abbia prodotto.
Seguire il tour In viaggio tappa per tappa significa anche seguire una mappa sentimentale dell’Italia, fatta di luoghi che hanno qualcosa da dire e di una band che ha ancora voglia di ascoltarli. In un panorama live spesso dominato dalla logica dell’evento-spettacolo, c’è qualcosa di profondamente controcorrente — e necessario — in questo modo di intendere il concerto come atto di presenza e di memoria condivisa.
Che si conosca a memoria ogni disco o che ci si avvicini per la prima volta, In viaggio è il tipo di tour che vale la pena inseguire. Perché certi incontri, tra una band e i propri luoghi, capitano una volta sola.











