Il Covo Club riapre con gli Irossa: Torino porta il suo indie a Bologna
C’è qualcosa di rituale nell’apertura di una nuova stagione al Covo Club. La storica venue bolognese, da decenni punto di riferimento per chi segue la musica indipendente con attenzione e passione, non è semplicemente un locale: è una bussola. E quando sceglie la band con cui alzare il sipario su un nuovo anno di concerti, quella scelta racconta qualcosa di preciso sullo stato di salute della scena.
Per la stagione 2026/2027, il Covo ha puntato sugli Irossa, quartetto torinese che si muove con disinvoltura nel territorio di confine tra indie-rock e art-pop. Una scelta che dice molto: non una scommessa su un nome già consolidato, ma un segnale di fiducia verso una band che lavora con coerenza sul proprio suono, lontana dai riflettori della grande industria e vicina a quel pubblico che nei club ci va ancora per ascoltare davvero.
Torino, laboratorio sotterraneo
Gli Irossa vengono da una città che negli ultimi anni ha saputo costruire una scena musicale sotterranea sorprendentemente fertile, spesso ignorata dai radar della stampa nazionale ma capace di produrre proposte di qualità autentica. La loro musica porta con sé quella cifra stilistica: strutture che devono qualcosa al rock anglosassone degli anni Novanta e Duemila, ma attraversate da una sensibilità melodica e da una cura per gli arrangiamenti che rimandano a un approccio più riflessivo, quasi cinematografico.
L’art-pop non è un’etichetta che si porta facilmente, perché rischia di diventare un alibi per l’oscurità fine a se stessa. Nel caso degli Irossa, sembra invece descrivere una tensione reale: quella tra il desiderio di comunicare e la volontà di non semplificare.
Il valore dei club, il valore delle stagioni
Il fatto che il Covo strutturi ancora la propria attività in “stagioni” — con una logica curatoriale, con un’apertura che ha il peso simbolico di un manifesto — è di per sé una notizia. In un’epoca in cui i live vengono annunciati e cancellati con la stessa velocità con cui scorrono i feed, la fedeltà a un format, a un’idea di programmazione, è quasi un atto di resistenza culturale.
Aprire con una band come gli Irossa significa scegliere la coerenza rispetto alla visibilità immediata. Significa dire al proprio pubblico: ci fidiamo del vostro orecchio, non abbiamo bisogno di un nome già venduto per riempire la sala.
Perché vale la pena esserci
Il live di novembre al Covo Club è il tipo di appuntamento che si rischia di lasciarsi scappare proprio perché non arriva con il rumore di una campagna promozionale. Niente tour europeo, niente hype costruito a tavolino. Solo una band che suona, una venue che crede in quello che fa, e un pubblico che — si spera — sa ancora riconoscere il valore di entrambe le cose. Segnate la data: certi concerti si ricordano meglio di molti altri.








