How I Met Your Mother: la serie che ci ha insegnato a raccontare storie (e poi se ne è andata in silenzio)
La notizia che Josh Radnor abbia confessato pubblicamente che i membri del cast di How I Met Your Mother non si frequentano più — «No, neanche un po’», ha detto senza giri di parole — ha il sapore amaro di una conferma che in fondo aspettavamo. Non c’è rancore, ha precisato l’attore, solo quella distanza naturale che a volte si crea tra persone che hanno condiviso anni intensi di lavoro. Eppure la notizia fa un certo effetto, perché How I Met Your Mother è stata, per quasi un decennio, la serie che più di ogni altra ha costruito la propria identità attorno al concetto di amicizia come famiglia scelta.
Andata in onda dal 2005 al 2014 su CBS per nove stagioni, la serie creata da Carter Bays e Craig Thomas ha rappresentato per molti spettatori — soprattutto quelli che l’hanno seguita in tempo reale, stagione dopo stagione — qualcosa di più di una semplice sitcom. Era un appuntamento fisso, un rituale settimanale. Ted Mosby (Radnor), Marshall Eriksen (Jason Segel), Lily Aldrin (Alyson Hannigan), Barney Stinson (Neil Patrick Harris) e Robin Scherbatsky (Cobie Smulders) erano personaggi che sembravano crescere insieme al pubblico.
Il meccanismo narrativo della serie era ingegnoso: un Ted del futuro racconta ai propri figli la lunga storia che lo ha portato a incontrare la madre. Questo espediente permetteva alla scrittura di giocare con i flashback, le profezie autoavveranti e i colpi di scena retroattivi con una libertà che poche sitcom si sono mai concesse. Nei suoi anni migliori — grossomodo dalla seconda alla quinta stagione — HIMYM era capace di episodi genuinamente commoventi, di umorismo intelligente e di una malinconia sottile che la distingueva nettamente da Friends, il termine di paragone inevitabile con cui ha sempre dovuto fare i conti.
Ed è proprio il confronto con Friends a tornare attuale oggi: Radnor ha sottolineato come il cast della serie di NBC fosse rimasto unito nel tempo, mentre il suo gruppo si è disperso. La differenza, forse, sta nel tipo di legame che si crea tra attori che lavorano insieme: non sempre la chimica sullo schermo si traduce in amicizia duratura nella vita reale, e non c’è nulla di scandaloso in questo. Ma l’ironia è pungente, per una serie che ha fatto dell’amicizia la sua ragione d’essere.
Vale la pena ricordare, però, che How I Met Your Mother porta con sé anche uno dei finali più controversi della storia della televisione americana. Dopo anni di costruzione narrativa, le ultime puntate hanno fatto scelte che il pubblico ha vissuto come un tradimento del patto emotivo stipulato nel corso degli anni. Senza entrare nei dettagli per chi non l’avesse ancora vista, basti dire che la reazione della fanbase fu talmente negativa da spingere i creatori a realizzare un finale alternativo per l’edizione home video.
Eppure, nonostante tutto, How I Met Your Mother resta una serie che vale la pena (ri)scoprire, specialmente nelle sue stagioni centrali. È un prodotto figlio del suo tempo, con tutti i limiti che questo comporta, ma anche con una capacità di parlare di solitudine, aspettative e nostalgia che non ha perso del tutto la sua efficacia. La poltrona gialla del MacLaren’s, in fondo, è ancora lì. Siamo noi che ci siamo alzati.







